SANTA MUTANDA

Autore: F. Brescia, C. De Santis e L. Medusa
Regia: Fabio Brescia
Compagnia/Produzione: AR.TE.TE.CA - TEATRO BRACCO
Cast: Fabio Brescia, Enzo Arciello, Diego Sanchez, Emilio Massa, Mariano Gallo, Antonio Furia, Anna D'Amato, Peppe Accardo e Raffo De Angelis.

La recensione di Alessia Coppola

Santa Mutanda è uno spettacolo dal linguaggio impudente, quello che contraddistingue le performance di Fabio Brescia e che si riscontra già nel titolo. Ritroviamo sul palco uno spettacolo comico che segue i ritmi serrati della battuta a doppio senso, di immediata comprensione per raggiungere il risultato sperato.

La sceneggiatura del testo è costruita in modo semplice per far sì che il gioco delle parti si comprenda facilmente e le battute risultino ancora più immediate. La performance di Fabio Brescia conferisce alla pièce le caratteristiche tipiche della sua personalità irruente. Si ritrova tutto del personaggio che ascoltiamo alla radio, dalla famosa “Deborina” alle parodie e agli stereotipi che fanno parte di quella sua visione anticonformista.

Ne risulta uno spettacolo che confonde la teatralità e la comicità con la superficialità di situazioni paradossali con cui si vuole dissacrare la fede. Uno spettacolo che in alcune battute imbarazza anche lo spettatore più disinibito. Pertanto, lo spettacolo risulta troppo “azzardato” per essere visto da tutta la famiglia.

Risaltano le performance degli attori che impersonano le quattro zie bigotte, comici solo a guardarli nei travestimenti, necessari per impersonare il ruolo imposto dal copione, e abili a catturare l’attenzione del pubblico con la loro gestualità, un linguaggio fatto di un dialetto accentuato e i giusti tempi teatrali. Per contro, risulta superflua la presenza di Raffo De Angelis che, con i suoi balletti piuttosto elementari, non raggiunge l’intento di arricchire il palco nelle riprese di scena. Ciononostante, si ammira il suo coraggio nel concretizzare una passione. Peppe Accardo, in ultimo, dona un’interpretazione puntuale e curata del personaggio e la sua performance si plasma di ritmi veloci e imprevedibili per assumere al meglio le sembianze del “pazzo”.

La scenografia è semplice ma cela in sé il significato recondito del testo che si esprime attraverso una visione sdoppiata della realtà. Le musiche, i costumi e il disegno luci completano l’allestimento scenico.

Teatro Bracco - Napoli, 12 febbraio 2009